In riva allo stretto una tranvia rischia di sparire

In riva allo stretto una tranvia rischia di sparire
Ottobre 24, 2018 Scritto da Co.Mo.Do.

La tranvia Fiat Cityway di Messina deve essere potenziata mettendo a sistema tram, autobus, treno, nave, aliscafo, taxi, realizzando la giusta intermodalità che valorizzi sempre e comunque il trasporto pubblico rispetto alle auto. Dal paper di posizionamento di Co.Mo.Do. si è contrari alla limitazione, così come alla dismissione, della tranvia del Comune di Messina.
Ne parliamo con Massimo Ferrari, Presidente di UTP, Utenti Trasporto Pubblico.

Massimo, UTP come si pone davanti alla sciagurata ipotesi di dismissione della tranvia messinese?
Siamo, ovviamente, del tutto contrari all'intenzione del sindaco di Messina, Cateno De Luca, di dismettere nel 2019 un tram che ha solo 15 anni di vita e che ancora deve essere ammortizzato. Uno spreco inaudito di denaro pubblico, da segnalare alla Corte dei Conti, oltre che una scelta urbanistica irresponsabile.

Trasformare piazza Cairoli, creare una grande area pedonale fino al viale Europa, eliminare il tram, potenziare il trasporto puntando sui bus. Secondo il sindaco De Luca questa tramvia comporta costi altissimi e non risolve i problemi del tpl in città.
La sola linea tranviaria a Messina trasporta oltre un terzo di tutti i passeggeri della rete. La gestione dei bus è solo apparentemente più economica, ma, a parità di passeggeri trasportati, risulta molto più onerosa. Gli esperimenti, già effettuati nei fine settimana, di sostituzione del tram col bus pare abbiano data esiti disastrosi in termini di tempo di percorrenza ed affidabilità del servizio.

Utilizzare mezzi ecologici è il modo migliore per avviare la mobilità sostenibile. Dai PUM (Piani urbani di mobilità) che pianificavano la mobilità ai PUMS (Piani urbani per la mobilità sostenibile): perché molti Comuni non hanno finanziamenti e non realizzano linee guida basate sull'uso di mezzi ecologici?
Perché preferiscono guardare all'immediato, senza investire sul futuro delle città. Il comune di Messina soffre da tempo di un dissesto finanziario che ha radici lontane. Imputare al tram i problemi derivanti da una gestione non oculata delle risorse disponibili costituisce un evidente tentativo di cercare un capro espiatorio per non affrontare i problemi reali.

Togliere un tram è una violenta quanto inutile involuzione culturale, è escludere una grande città da qualunque circuito di città metropolitane sostenibile. Come si convincono tutti quei Sindaci e Assessori che non accettano la "cura di ferro"?
In Europa, ormai, quasi tutte le città sopra il mezzo milione di abitanti sono dotate di sistemi di trasporto su rotaia: metropolitane, tram moderni, treni urbani. In Italia continuano, invece, a vedersi città medio-grandi, come Verona, Pescara o Taranto, che si affidano unicamente ai bus, senza riuscire ad intercettare la crescente domanda di mobilità. Basterebbe confrontarsi con le migliori esperienze estere per scegliere le giuste soluzioni. Ma continua troppo spesso a prevalere il timore di perdere voti per l'eliminazione di qualche posto auto, quasi sempre, per di più, abusivo.

Il tram di Messina
Il tram di Messina alla stazione centrale (Wikimedia Commons, Patrick1977)

UTP ha il quadro di altri campanelli d'allarme su Amministrazioni che stanno ventilando di sospendere servizi tramviari?
Al momento non ci sono casi comparabili con quello di Messina. Tuttavia, la scelta del sindaco De Luca, se si dovesse concretizzare, potrebbe trovare imitatori tra coloro che hanno sempre mal sopportato le scelte in favore del mezzo pubblico. Basti pensare a Pescara, dove, dopo aver realizzato una sede integralmente riservata fino a Montesilvano per i filobus, si è deciso di rinunciare a questi mezzi a trazione elettrica.

Se fossi il Ministro dei Trasporti e Infrastrutture, come ci auguriamo un giorno, quale sarebbe il primo provvedimento che firmeresti a favore del TPL di tutte le grandi città italiane?
Ben difficilmente, per ragioni anagrafiche e di indipendenza partitica, sarei chiamato a ricoprire questo ruolo. Comunque, firmerei volentieri un forte finanziamento destinato alle città che intendano dotarsi di infrastrutture separate dal traffico veicolare. Perché i cittadini scelgano il trasporto pubblico, occorre che le linee principali offrano frequenze e tempi di spostamento competitivi rispetto all'automobile.

Elidere un servizio sociale di una collettività, la rende più povera. Co.Mo.Do. ogni anno ricorda i tagli alle ferrovie secondarie con la Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate. Massimo, anche quel taglio dei "rami secchi" è stato vergognoso per l'Italia. Ad oggi quanto sono i km. di ferrovie dismesse che potrebbero rivedere il treno e così ricucire territori, borghi e paesaggi?
Degli oltre 6.000 km di linee ferroviarie abbandonate a partire dal dopoguerra, almeno un migliaio sarebbero facilmente ripristinabili con investimenti contenuti, specie laddove il sedime è tuttora intatto. Penso soprattutto, ai 700 km di linee piemontesi "sospese" nel 2012 e per le quali ora si percepisce qualche segnale di ripensamento. In certi casi le potenzialità di traffico locale giustificano ampiamente il ripristino di un servizio ordinario. In altri si può comunque puntare ad una gestione turistica, tenuto conto del fascino dei paesaggi attraversati.

Massimo, qual è la tratta, il treno che dobbiamo prendere una volta nella vita, così come il tram più suggestivo sul quale dobbiamo salire, per spostarci in una città?
La scelta è vastissima e in grado di soddisfare i gusti più raffinati. Per non andare troppo lontano, direi che nessuno dovrebbe farsi sfuggire l'esperienza di un viaggio sulle reti svizzere a scartamento metrico, specie nel Cantone Grigioni e nell'Oberland Bernese: si tratta di percorsi semplicemente fiabeschi. Per quanto riguarda i tram, ci sono ormai parecchie città che ne hanno fatto una vera e propria icona: non solo i celeberrimi cable cars di San Francisco, ma anche gli electricos di Lisbona o i double deckers di Hong Kong. Senza dimenticare le mitiche 28 che da novant'anni solcano le strade di Milano, magari in versione di ristorante ATMosfera.