Là dove arriva il Minuetto*

Là dove arriva il Minuetto*
Febbraio 20, 2019 Scritto da Co.Mo.Do.

Di Francesca Favati, Walden Viaggi a piedi

Domenica 23 aprile verrà inaugurata la intera linea della strada ferrata Faenza-Firenze... Faenza e l'ospitale Romagna stendano domani la mano fraterna alla gentile Firenze ed alla colta Toscana; e festeggiando liete ed unite il loro atteso riavvicinamento, mostrino il fermo e saldo volere che dal traforato Appennino giunga presto a loro colla possente vaporiera un nuovo soffio di civiltà e di benessere.

(1893 - tratto dal manifesto del Comune di Faenza)

L'immagine del progresso, a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo, ha un oggetto che coagula su di sé tutte le caratteristiche potenti del mito: il treno. La locomotiva ne costituisce l'oggetto feticcio, calamita di fantasie, paure, speranze, illusioni, sogni di un'epoca di passaggio.

...la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno mordesse la rotaia con muscoli d'acciaio, con forza cieca di baleno...

Talmente forte era l'identificazione simbolica del treno con il futuro che si schiudeva all'umanità, che quando i fratelli Lumiére nel 1896 daranno al mondo l'altra grande invenzione che chiude il secolo, il cinema, sarà naturale che il soggetto della prima proiezione pubblica fosse... un arrivo del treno alla stazione. Nasce il nuovo secolo. Del treno le "strade ferrate" costituiscono la mitologia, con le loro storie scritte sulla pagina del territorio con i caratteri dei ponti, le gallerie, i viadotti, che portavano il linguaggio del cambiamento, vissuto appunto come Progresso, persino tra i monti, a unificare regioni e popoli che da secoli, ben prima della televisione e più di Garibaldi, la geografia e la storia avevano tenuto tendenzialmente separati nel nostro paese.

...la locomotiva sembrava fosse un mostro strano che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite sembrava avesse dentro un potere tremendo...

A dire il vero le distanze fisiche non è che fossero proprio infinite in Italia, ma spezzata com'è da quella catena, l'Appennino, bassa ma ostinata, ce n'era abbastanza perché un fiorentino non si comprendesse con un romagnolo lontano in linea d'aria poche decine di chilometri: la percezione delle distanze tra gli italiani doveva essere enorme; un italiano doveva pensare al proprio paese come ancora più "allungato" di come è. Ci voleva il "potere tremendo" della macchina che "divorava le distanze" per avvicinare il futuro.

...ma intanto corre corre corre la locomotiva e sibila il vapore, sembra quasi cosa viva...

Già nell'ottocento gli stati preunitari si erano resi conto della necessità di connettersi per sviluppare industria e commerci ed erano nati diversi progetti di sviluppo ferroviario, alcuni dei quali transfrontalieri, aventi per oggetto il problematico attraversamento dell'Appennino. Si assiste così ad un grande dibattito tra tecnici e politici sulla scelta del tracciato di attraversamento, e in quel contesto nasce anche l'idea di collegare Firenze, per un attimo capitale d'Italia, con la ricca Romagna, perla dello Stato Pontificio. L'iniziativa procede, soprattutto dopo l'unità, e dopo varie vicissitudini si giunge nel 1893 al completamento e all'inaugurazione della ferrovia Faentina, pomposamete chiamata Il Treno di Dante perché consentiva di collegare Firenze con Ravenna. Percorrere oggi la Faentina, in treno sulla linea o a piedi intorno alla linea, è una bella esperienza non tanto di salto nel passato, ma di quanto il passato sia ancora utilmente presente tra noi. Le "grandi opere" di allora sono ancora magnifici esempi di ingegno, oltre che bellissimi manufatti che incredibilmente riescono a valorizzare senza violentarli ambienti ancora oggi integri e bellissimi. Le zone attraversate da queste ferrovie, dopo l'enorme successo dei primi decenni e il fondamentale contributo durante la prima guerra mondiale, vivono oggi un momento di declino, ed è un vero peccato, perché sono ancora una magnifica chiave d'accesso all'interpretazione di territori altrimenti marginali, oltre a svolgere ancora una grande funzione contro lo spopolamento. Le stazioncine semiabbandonate (e qualcuna abbandonata del tutto) sono fotografie del tempo sospeso dell'attesa che riempiranno di delizia il viaggiatore lento non turista che voglia spingere la propria esplorazione nel cuore del cuore dell'Appennino, dove incredibilmente la ferrovia vince ancora la strada e per esempio d'autunno può capitare ancora di veder salire nelle fermate di montagna qualcuno con il sacco delle castagne da portare a valle. Per chi scrive, figlio di ferroviere, sono tesori di memoria.
E per il viaggiatore che oltre che di geografia sia appassionato anche di storia, queste ferrovie riescono ancora a far intuire la percezione antica del potere del treno, la macchina

...che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano...

e che

... sembrava avesse dentro [...] la stessa forza della dinamite...

Nello stendere queste due righe ci siamo serviti di molte citazioni dalla canzone La Locomotiva di Francesco Guccini. Per la verità difficilmente Guccini avrà avuto in mente la sbuffante locomotiva appenninica, ma piuttosto la possente vaporiera dall'ampio petto che scalpita sulle rotaie come enorme cavallo d'acciaio imbrigliato di tubi di Filippo Tommaso Marinetti. Però la ragione della sostituzione del Minuetto, il trenino che oggi si arrampica sulla Faentina, col mostro della canzone sta nella curiosa, ma forse non casuale coincidenza tra la storia narrata poeticamente, ma realmente accaduta nel Luglio del 1893, e l'inaugurazione della nostra linea avvenuta quasi negli stessi giorni. La poesia (la canzone in questo caso) costituisce sempre una sintesi che sorprende.

Buon viaggio!

* Il nome dei convogli delle Ferrovie utilizzati attualmente su questa linea.