Il paesaggio. Tra l'approccio estetico-percettivo e quello naturalistico-geografico

Le Crete Senesi Le Crete Senesi
Dicembre 20, 2018 Scritto da Co.Mo.Do.

di Giuseppe Gisotti

I termini paesaggio urbano, paesaggio agrario, paesaggio industriale, ecc., stanno a indicare un paesaggio dominato da una particolare componente, quale è appunto quella urbana, agraria, o industriale. Ad esempio col termine paesaggio geologico viene indicato un paesaggio nel quale la componente geologica è predominante sulle altre: di fronte al Gran Sasso d'Italia o all'Etna o al Cervino o al deserto del Sahara, non si può non affermare che ci si trova di fronte a paesaggi geologici. Ma questi sono per così dire casi estremi. In generale i paesaggi sono costituiti da varie componenti, sia naturali che antropiche, che vi si sono "sedimentate" in un tempo più o meno lungo.
Oggi il paesaggio ha acquistato una importanza applicativa in quanto nuovi strumenti relativi all'assetto del territorio, come i Piani paesistici e le procedure di Valutazione d'Impatto Ambientale e di Valutazione Ambientale Strategica lo pongono tra gli elementi privilegiati di riferimento per il controllo e la verifica delle trasformazioni territoriali. Per poter analizzare un paesaggio, non ci si può limitare ai suoi aspetti puramente visivi, estetici, percettivi (il paesaggio come "oggetto di contemplazione"), ma si deve cercare di capirne anche la struttura e la funzionalità, come esso è in rapporto con i processi della vegetazione, della fauna, climatici, geologici oltre che antropici, i quali integrandosi incessantemente tra loro hanno condotto a quel determinato paesaggio, che, quindi, è il prodotto di una serie di processi e pertanto è una realtà dinamica. Da quanto asserito, è evidente che oggi si tende a considerare il paesaggio come un ecosistema, o meglio la parte visibile, percettiva dell'ecosistema, e pertanto è opportuno analizzarlo secondo la sua struttura e le sue funzioni.

Ad esempio per realizzare gli interventi di recupero paesaggistico (attraverso i metodi della geologia ambientale, della ingegneria ambientale e della ingegneria naturalistica) è indispensabile conoscere l'aspetto funzionale oltre che strutturale del paesaggio. Pertanto, tra i principali obiettivi degli studi paesaggistici è da considerare quello estetico-percettivo, quello della comprensione degli equilibri ecologici (intesi come dinamismi naturali e come trasformazioni indotte dall'uomo) e infine quello della potenzialità della fruizione, quest'ultimo in linea con le nuove esigenze e con i mutati problemi di una società che si avvia verso una fase di sviluppo post-industriale.
Al paesaggio fanno riferimento due gruppi di interessi e quindi di discipline. Nel primo gruppo rientrano gli aspetti prevalentemente naturali del paesaggio: varie scienze, come l'ecologia, la geomorfologia, la pedologia, la fitosociologia, l'agronomia, la geografia, partono dal paesaggio inteso in questo senso e si servono delle unità di paesaggio naturale come unità omogenee ed elementari del territorio da indagare. Ad esempio, in agronomia, le unità di paesaggio utilizzate per cartografare le varie "capacità d'uso" del territorio sono aree all'interno delle quali si è verificato (attraverso la campionatura), o si ipotizza con un soddisfacente grado di attendibilità (con l'estrapolazione), che i singoli fattori del paesaggio esplichino una loro influenza peculiare che si ripete in forme uguali o similari su tutte le unità cartografiche classate nel medesimo modo. Da quanto esposto sopra, risulta evidente che quando si tratta dello studio del paesaggio applicato alle scienze del territorio, si parla non di un paesaggio individuato sulla base di valori estetici, tendenzialmente soggettivi, bensì di un paesaggio inteso, almeno in via teorica, come realtà oggettiva indipendente dal singolo osservatore e dal singolo atto di osservazione, da analizzare e classificare con metodi quantitativi ben identificabili.
Al secondo gruppo afferiscono prevalentemente gli aspetti estetici, culturali e storici del paesaggio: le discipline interessate in questo caso possono essere la paesistica e l'architettura del paesaggio. Anche in questo caso tali discipline sviluppano la loro analisi per ambiti territoriali omogenei sotto l'aspetto estetico-percettivo o storico, sempre denominati unità di paesaggio. I due aspetti, quello naturalistico-geografico e quello estetico, controllati dai due gruppi di discipline, spesso non coincidono e non coincidono i metodi per studiarli. Infatti l'aggregazione di alcuni caratteri naturali per costituire un determinato paesaggio, se può fornire buoni risultati, può risultare difettosa o artificiosa per l'aspetto estetico e storico. Ma il paesaggio non nasce e si evolve da un solo processo naturale o antropico che sia, bensì è il risultato della lunga interazione di svariati processi che, appunto, si influenzano a vicenda; tanto è vero che da questa considerazione è nato il concetto di paesaggio culturale, inteso come "area geografica che rappresenta l'opera combinata della natura e dell'uomo", dove evidentemente l'influenza della attività umana, sviluppatasi attraverso secoli su un certo spazio naturale, ha costituito il fattore determinante, identitario per dare forma e contenuto a quell'area.

Manarola Alta
Manarola Alta, Cinque Terre

Tipico paesaggio culturale è quello terrazzato delle Cinque Terre in Liguria, che ha avuto il riconoscimento dell'UNESCO; un altro splendido paesaggio culturale potrebbe essere quello dipinto nel 1338-1339 da Ambrogio Lorenzetti nel ciclo degli affreschi su L'allegoria ed Effetti del Buon Governo e del Cattivo Governo e in particolare quello relativo agli Effetti del Buon Governo in Campagna, conservato nel Palazzo Pubblico di Siena. Pertanto, allo scopo di superare il dualismo tra approccio oggettivo e percezione estetica (tendenzialmente soggestiva), è opportuno uno sforzo congiunto fra studiosi dei due citati gruppi di discipline per affrontare in modo unitario il problema della analisi, classificazione e valutazione del paesaggio, se si vogliono fornire informazioni attendibili nell'ambito della redazione dei piani paesistici, degli studi d'impatto ambientale e in genere delle indagini territoriali. A questo proposito, le esperienze in materia di piani paesistici, come quella della Regione Liguria e quella della Regione Emilia-Romagna, integrano gli aspetti naturali con quelli antropici per giungere alla definizione di unità di paesaggio, che valgono per tutti gli aspetti presi in considerazione.

Da quanto detto, i vari approcci utilizzano, per l'analisi del paesaggio, unità omogenee di territorio. Sia per i piani territoriali paesistici che per gli studi d'impatto ambientale, si tende a suddividere il territorio in esame in unità ambientali ricorrenti, operando in base ad alcune componenti rilevanti come quelle geomorfologiche, pedologiche, floristico-vegetazionali, faunistiche, climatiche, ecc.; tali macro-unità morfologiche-funzionali si possono ricavare utilizzando alternativamente procedimenti induttivi e deduttivi in un unico processo interattivo di caratterizzazione del territorio. Successive unità morfo-funzionali di dimensioni minori all'interno delle macro-unità suddette, possono essere individuate attraverso la considerazione di fattori naturali e antropici del paesaggio a scala di dettaglio.
Diventa più agevole, nell'analisi e nella classificazione di un paesaggio (specialmente a grande scala), scegliere a guida un determinato ordine di fenomeni, per esempio quelli morfo-litologici, vegetazionali, o di ordinamento colturale. Così alcuni studiosi hanno fatto riferimento a tipologie del paesaggio italiano basate essenzialmente su una singola componente. Le opere di questi specialisti sono, ad esempio, quella di Giacomini e Fenaroli (1958) sul paesaggio vegetale, quella di Sereni (1974) sul paesaggio agrario, quella di Sestini (1957), dove i paesaggi vengono classificati riferendosi ad una base geografica, quella di Gisotti (2011) dove le "unità di paesaggio" vengono classificate sulla base geomorfologica. Non mancano opere che affrontano il tema del paesaggio sotto l'aspetto della sua evoluzione in seguito alle tumultuose trasformazioni territoriali degli ultimi decenni, come quella di Turri (1979) o sotto l'aspetto del ruolo del paesaggio nella pianificazione territoriale (Ferrara e Campioni, 2012).