L’esperienze europee sul tema della mobilità dolce

L’esperienze europee sul tema della mobilità dolce
Gennaio 19, 2018 Scritto da Co.Mo.Do.

L’Italia è ricca di percorsi lineari storici (le vie consolari romane), sia rurali (i tratturi, la fitta rete di strade vicicnali e interpoderali), sia infrastrutturali (le alzaie dei canali navigabili, i tratti di linee ferroviarie dismesse), sia escursionistici (i sentieri di montagna). Negli ultimi anni si è sviluppata un’attenzione particolare alla realizzazione delle vie verdi. Le iniziative delle associazioni, soprattutto quelle turistiche, escursionistiche e sportive sono orientate verso la cultura della “circolazione lenta”, da effettuarsi su percorsi facili e adatti a tutti, quindi più vicina al concetto di greenway rispetto alle piste ciclabili.
Le linee ferroviarie dismesse rappresentano in Italia, un elevato potenziale per lo sviluppo di una rete di strade verdi. Nei paesi europei possiamo citare il Governo della Vallonia, regione meridionale del Belgio che definì la gerarchia delle infrastrutture stradali, evidenziando tre categorie e includendo il RAVeL:
- RGG: Reseau à Grand Gabarit, rete stradale ad elevata capacià per mezzi motorizzati;
- RESI: rete interurbana;
RAVel: rete autonoma di vie lente riservate ai mezzi non motorizzati.
La Francia ha introdotto il concetto di greenway nel senso di strade esclusivamente riservate alla circolazione dei veicoli non motorizzati, dei pedoni e dei cavalieri. Nell’ambito dello sviluppo della rete sulle linee ferroviarie dismesse, in Francia viene stipulato un accordo di gestione dall’ente gestore della rete ferroviaria (RFF) e l’ente richiedente la conversione. Nel Regno Unito, le autorità locali possono acquistare le linee ferroviarie dismesse ad una cifra simbolica. La gestione, l’organizzazione e la manutenzione dei percorsi sono regolate a livello locale in base ad accordi tra gli enti coinvolti. Gli ambiti di sviluppo sono gli stessi: ambito urbano, con la realizzazione di percorsi su marciapiedi idonei, all’interno di parchi urbani, sfruttando le tecniche di traffing calming, in ambito extraurbano appoggiandosi a reti ferroviarie dismesse, alazie e sentieri forestali.

R. Busi - M. Pezzagno